U.S.L. n. 9 - TREVISO
Ospedale S. Maria dei Battuti
CENTRO TRAPIANTI
Primario dr. G. Calconi
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INFORMAZIONI GENERALI SUL TRAPIANTO DI PANCREAS


aggiornate al giorno 18/10/2000
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CONTENUTO DELL'OPUSCOLO

1-Cenni generali sulle tecniche di trapianto di pancreas

2-Indicazioni, risultati e rischi del trapianto di pancreas 3-Tipi di trapianto di pancreas  1-CENNI GENERALI SULLE TECNICHE DI TRAPIANTO DI PANCREAS

1.1 Come si esegue un trapianto di pancreas? La maggior parte dei trapianti di pancreas viene eseguita in associazione con un trapianto di rene. Comunque, sia che si tratti di un trapianto di pancreas isolato che di un trapianto di rene e pancreas o di pancreas dopo un trapianto di rene (v. poi), la tecnica è sempre la stessa.
Generalmente si preleva dal donatore il pancreas intero, ancora attaccato ad una piccola porzione del duodeno (cioé di quella parte dell'intestino che viene immediatamente dopo lo stomaco). Ricordiamo che il pancreas, oltre a secernere insulina ed altri ormoni, secerne anche il succo pancreatico, che ha funzioni digestive, e lo riversa nel duodeno. La porzione di duodeno che viene prelevata assieme al pancreas è quella dove il pancreas riversa il succo pancreatico.
Il pancreas viene poi posizionato nella porzione inferiore dell'addome, a destra (più spesso) o a sinistra, all'interno del peritoneo. In linea di massima, come nel caso del trapianto di rene, i vasi sanguigni del pancreas vengono attaccati ai vasi iliaci del ricevente (quelli che portano il sangue all'arto inferiore dello stesso lato). In questo modo l'insulina prodotta dal pancreas e immessa nella vena pancreatica va  direttamente nella circolazione sistemica attraverso la vena iliaca. Alternativamente, si può fare scaricare la vena pancreatica (il cui sangue contiene l'insulina prodotta dal pancreas) nel sistema della vena porta (che porta il sangue al fegato); in questo modo l'insulina passa attraverso il fegato prima di raggiungere la circolazione sistemica, analogamente a quanto accade all'insulina prodotta dal pancreas normale (cioè non trapiantato).
Nel caso di un trapianto di rene e pancreas, il rene trapiantato si troverà da un lato (generalmente il sinistro), il pancreas dall'altro, sempre nella porzione inferiore dell'addome.
Il Pancreas del paziente non viene toccato.
L'eventuale trapianto di rene avviene con le stesse modalità di un trapianto di rene senza pancreas (v. opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene").
A questo punto sorge il problema di cosa fare del succo pancreatico, che il pancreas produce in una quantità che può anche superare i 2 litri al giorno. Ci sono varie possibilità, ma 2 sono le principali. La soluzione più usata è quella di attaccare il duodeno alla vescica, così il pancreas riversa il succo pancreatico nella vescica e da qui il succo viene eliminato con la minzione. Una soluzione alternativa è quella di fare scaricare il succo pancreatico nell'intestino.

1.2 Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due tecniche di scarico del succo pancreatico? Il succo pancreatico è tanto (1-2 litri al giorno) e ricco di bicarbonato.
Facendolo scaricare in vescica si rischia di perdere forti volumi di liquidi (che vanno reintegrati bevendo) e forti quantità di bicarbonato (che vanno reintegrate assumendo bicarbonato).  In particolare, la perdita di liquidi può essere un problema durante i mesi caldi quando, per la sudorazione, si corre un rischio reale di disidratazione. Inoltre il succo pancreatico può irritare la vescica, provocando emorragie (talora tali da richiedere trasfusioni di sangue) e l'urina può raggiungere il pancreas provocando pancreatiti. D'altra parte gli enzimi contenuti nel succo pancreatico (amilasi) calano precocemente quando c'è un rigetto del pancreas e la possibilità di dosarli (basta raccogliere le "urine" e dosarli lì) offre un aiuto prezioso per porre una diagnosi precoce di rigetto.
Facendo scaricare il succo pancreatico nell'intestino si deve rinunciare alla possibilità di dosare l'amilasi nel succo pancreatico, perdendo così una possibilità di fare una diagnosi precoce di rigetto. D'altra parte si pone rimedio a molti degli inconvenienti presenti con lo scarico in vescica: è molto ridotta la perdita di liquidi (che l'intestino riassorbe) e di bicarbonato (idem) e la frequenza di pancreatiti, tutte complicanze che passano dal 30-40% dei casi con lo scarico in vescica a meno del 5% dei casi con lo scarico in intestino.
La familiarità del centro trapianti con l'una o l'altra delle tecniche è un fattore importante per il successo del trapianto: negli Stati Uniti i risultati del trapianto sono sovrapponibili con entrambe le tecniche, mentre in Europa la tecnica dello scarico in vescica dà ancora risultati superiori, probabilmente per la maggiore facilità di porre diagnosi di rigetto del pancreas.
In conclusione, lo scarico in vescica è associato con più inconvenienti clinici (peraltro raramente gravi), ma anche con una maggiore facilità nel porre precocemente una diagnosi di rigetto, mentre lo scarico intestinale dà meno inconvenienti clinici, ma aumenta la difficoltà di fare una diagnosi precoce di rigetto.

1.3 Ci sono delle particolarità per quanto riguarda la terapia immunosoppressiva? Nel trapianto di pancreas il rigetto acuto è più frequente e più grave che nel trapianto di rene. Inoltre meno frequentemente risponde alla sola terapia con cortisone. Per questo motivo generalmente si preferisce dare un'immunosoppressione maggiore ai trapiantati di pancreas, scegliendo farmaci più potenti e utilizzando dosi più alte di quelle che si utilizzerebbero per un trapianto di rene. Anche nel caso del rigetto si useranno spesso tipi e dosi di farmaci diversi e più potenti di quelli che si userebbero nel caso di trapianto di rene.
In conclusione,  generalmente il trapianto di pancreas si associa con una maggiore immunosoppressione.
 

2-INDICAZIONI, RISULTATI E RISCHI DEL TRAPIANTO DI PANCREAS

2.1 Chi può trarre beneficio dal trapianto di pancreas? Il trapianto di pancreas va considerato nei Pazienti diabetici, cioè in quei Pazienti che sono affetti da una malattia per la quale non riescono a regolare correttamente i livelli di glucosio nel sangue (glicemia).
Però non tutti i Pazienti diabetici possono trarre beneficio da un trapianto di pancreas.
Infatti esistono 2 tipi di diabete.
Nel primo tipo il pancreas, cioè la ghiandola che secerne insulina (uno degli ormoni principali per la regolazione dei livelli ematici di glucosio), non produce più insulina. Questo tipo di diabete si cura con la dieta e, soprattutto, con le punture di insulina.
Nel secondo tipo il pancreas produce insulina, ma i tessuti dell'organismo resistono all'azione dell'insulina. Questo secondo tipo di diabete è molto più diffuso del primo tipo e, almeno inizialmente, non si cura con le punture di insulina, bensì o solo con la dieta, oppure con delle pastiglie. Queste agiscono in 2 modi: o stimolando ulteriormente la produzione di insulina da parte del pancreas, o favorendo l'azione dell'insulina a livello dei tessuti.
E' chiaro che un trapianto di pancreas, che ripristina la capacità dell'organismo di produrre insulina, cura completamente il primo tipo di diabete: dopo il trapianto il Paziente sarà del tutto guarito e non avrà più bisogno né di insulina né di una dieta particolare per il diabete. Invece il trapianto di pancreas è inutile nel secondo tipo di diabete, perché in quel caso il problema non sta nella produzione di insulina, ma nella resistenza dell'organismo all'azione dell'insulina.
Comunque, anche nel secondo tipo di diabete, con il passare del tempo, il pancreas può perdere la capacità di produrre insulina venendosi così a creare una situazione simile, anche se non identica, a quella del primo tipo di diabete. Infatti, mentre rimane la resistenza dell'organismo all'azione dell'insulina, compare anche un'incapacità del pancreas di produrre insulina, che il Paziente deve così assumere con delle punture, come accade nel diabete del primo tipo.
In questo caso un trapianto di pancreas, pur non curando la malattia come nel primo tipo, potrebbe quanto meno evitare la necessità di fare le punture di insulina (mentre rimarrebbe la necessità della dieta e delle pastiglie).
In conclusione, il trapianto di pancreas va considerato nei Pazienti affetti da diabete del primo tipo. Si discute se non possa trovare indicazioni anche nei Pazienti affetti da diabete del secondo tipo nei quali la capacità del pancreas di produrre insulina sia del tutto cessata.

2.2 Il trapianto di pancreas è indicato in tutti i Pazienti affetti da diabete del primo tipo? No. Infatti bisogna considerare che il trapianto di pancreas di per sé è un intervento molto impegnativo e la necessità di assumere una pesante terapia immunosoppressiva (generalmente simile a quella del trapianto di rene, ma in dosi maggiori) si associa ad un rischio importante di effetti collaterali (v. opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene").
Per cui occorre valutare molto bene i pro e i contro del trapianto di pancreas.
La prima considerazione da fare è che nei casi senza insufficienza renale (che sono la maggior parte) il diabete, grazie alle terapie attualmente disponibili, ha un'evoluzione decisamente meno grave ed in questi casi i rischi del trapianto sono eccessivi rispetto ai rischi del diabete.
Se però il controllo della glicemia dovesse risultare davvero assai difficile nonostante la terapia, con frequenti episodi di glicemie troppo alte o troppo basse tali da portare al coma e mettere di per sé in pericolo la vita del Paziente, allora naturalmente si potrebbe pensare di ricorrere al trapianto di pancreas. Si tratta comunque di casi eccezionali.
Più frequentemente il diabete (nel 10-30% dei casi) danneggia il rene, con un danno tale da rendere inevitabile la dialisi o da fare prevedere la necessità di dialisi in breve tempo. In questi casi può essere indicato innanzitutto un trapianto di rene. Nei casi di diabetici del primo tipo nei quali sia indicato un trapianto di rene, i rischi della terapia immunosoppressiva sono già in gran parte coperti dalla necessità di praticare questa terapia per il trapianto di rene, per cui si può pensare di associare al trapianto di rene un trapianto di pancreas. Ricordiamo comunque che in questo caso le dosi dei farmaci potrebbero essere maggiori e l'intervento è certamente più pesante e rischioso.
In conclusione, il trapianto di pancreas va considerato in primo luogo nei Pazienti diabetici (generalmente del primo tipo) con perdita della capacità di produrre insulina e  nei quali si preveda un trapianto di rene (o perché sono già in terapia dialitica, o perché si prevede che avranno bisogno di tale terapia entro tempi brevi). Oppure nei Pazienti diabetici con perdita della capacità di produrre insulina e con un controllo della glicemia talmente scadente, nonostante le terapie correttamente praticate,  da porre di per sé in pericolo  la vita del Paziente.   In quest'ultimo caso l'indicazione al trapianto di pancreas sussiste indipendentemente dall'esistenza di un'insufficienza renale e quindi della indicazione al trapianto di rene.

2.3 Quando è indicato un trapianto di rene nei Pazienti diabetici? Nei Pazienti diabetici, sia del primo che del secondo tipo, il rene può essere danneggiato dalla malattia. Ciò avviene raramente (nel 10-30% dei casi), ma quando avviene, soprattutto se non ci si accorge assai precocemente di quanto sta succedendo e non si prendono assai precocemente gli opportuni provvedimenti, il danno renale tende a progredire. Giunti ad un certo livello di danno renale, questo progredisce inesorabilmente indipendentemente dalle terapie, fino a provocare la perdita pressoché completa della funzione renale e la necessità della dialisi. Come si vedrà più tardi, la perdita della funzione renale è un fattore di aggravamento della probabilità di sopravvivenza del Paziente per cui è di fondamentale importanza, soprattutto se il Paziente è ancora in buone condizioni, ripristinare la funzione renale con un trapianto di rene.

2.4 Perché  nei Pazienti diabetici con insufficienza renale è particolarmente  indicato il trapianto di rene? Ovviamente in tutti i Pazienti con insufficienza renale il trapianto di rene è una possibilità che va considerata (v. opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene"). Però, per la globalità dei Pazienti con insufficienza renale non si è ancora sicuri che il trapianto di rene prolunghi la loro sopravvivenza (mentre spesso migliora la qualità della loro vita). Invece, secondo  dati provenienti da più fonti, pare proprio che, almeno in alcune categorie di Pazienti diabetici con insufficienza renale terminale, sia del primo che del secondo tipo, il trapianto di rene sia in grado di migliorare non solo la qualità della vita, ma anche la durata della sopravvivenza rispetto alla dialisi. Poiché in linea di massima i Pazienti che vengono trapiantati sono in condizioni cliniche migliori di quelli che non vengono trapiantati (sono più giovani e hanno meno malattie associate), ci si è chiesti se le migliori sopravvivenze dei trapiantati non potessero essere semplicemente dovute a questo fatto (cioé a un meccanismo di selezione),  piuttosto che al trapianto di rene in sé. Invece si è visto che nei diabetici con insufficienza renale il trapianto di rene prolunga effettivamente la sopravvivenza, anche se il confronto viene limitato ai soli Pazienti in buone condizioni cliniche, trapiantati o no. In particolare, sembra che l'effetto positivo sulla durata della vita sia evidente nei Pazienti diabetici con insufficienza renale terminale che non abbiano ancora sviluppato una malattia cardiovascolare clinicamente evidente. Quando invece questa malattia è presente, il trapianto di rene non è più in grado di migliorare la durata della vita.
E' possibile che l'insufficienza renale causi l'accumulo di sostanze tossiche che si producono nel diabete e normalmente verrebbero eliminate dai reni. Queste sostanze sarebbero responsabili dei danni al sistema cardiovascolare che a loro volta sono una causa importante di morte nei Pazienti diabetici. Il ripristino di un'adeguata funzione renale con il trapianto di rene favorisce l'eliminazione di queste sostanze.

2.5 Quali sono i vantaggi aggiuntivi di un trapianto di rene e pancreas rispetto a un trapianto di solo rene? Evidentemente un trapianto di pancreas funzionante elimina del tutto la necessità di seguire una dieta per diabetici e di fare le punture di insulina. Finché funziona il trapianto di pancreas, il Paziente è a tutti gli effetti guarito dal diabete e ciò comporta un netto miglioramento della qualità di vita rispetto al semplice trapianto di rene. C'è un certo rischio che compaia un diabete del secondo tipo a motivo delle medicine somministrate, che possono di per sé provocare un diabete; questo tipo di diabete comunque generalmente è curabile con la sola dieta o con pillole e si verifica in meno del 10% dei casi (v. opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene").
Altri benefici del trapianto di pancreas sono più sottili e un po' meno evidenti:
il diabete può danneggiare anche il rene trapiantato, provocando una malattia che, a lungo andare, potrebbe fare perdere quel rene; in linea di massima però l'evoluzione di questa malattia è molto lenta ed il rene trapiantato cessa di funzionare per altri motivi prima di poter essere gravemente danneggiato dal diabete (v. l'opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene); infatti meno del 5% dei casi di perdita del rene trapiantato nei diabetici è dovuto al danno indotto dal diabete nel rene trapiantato;
il diabete danneggia il sistema nervoso periferico ed autonomo e questo danno viene arrestato dal trapianto di pancreas e talora addirittura viene anche fatto regredire;
inoltre il trapianto di pancreas forse potrebbe dare dei vantaggi aggiuntivi a quelli del trapianto di rene sul danno cardiovascolare indotto dal diabete (v. precedente domanda), ma la cosa non è sicura.
Purtroppo invece, il trapianto di pancreas non è in grado di arrestare o rallentare il danno oculare, localizzato in particolare sulla retina, indotto dal diabete.
Questi risultati tutto sommato non particolarmente brillanti del trapianto di pancreas sono probabilmente dovuti al fatto che spesso i Pazienti che vengono trapiantati hanno già un danno avanzato nei vari distretti colpiti dalla malattia. Si spera che un trapianto precoce, prima che si sia sviluppato un danno grave, possa migliorare i risultati del trapianto di pancreas, ma la cosa non è sicura.
Quindi i vantaggi di un trapianto di pancreas in aggiunta ad un trapianto di rene sono dati essenzialmente da una migliore qualità della vita (liberazione dalla terapia insulinica e dietetica) e da una stabilizzazione del danno a carico del sistema nervoso autonomo e periferico.

2.6 Quali sono i rischi aggiuntivi di un trapianto di rene e pancreas rispetto a un trapianto di solo rene? Occorre innanzitutto ricordare che un trapianto di rene e pancreas, rispetto ad un trapianto di solo rene, comporta un intervento chirurgico assai più impegnativo e una terapia immunosoppressiva più pesante, con tutti i rischi conseguenti.
In linea di massima, i Pazienti che vengono trapiantati di rene e pancreas, rispetto a quelli che vengono trapiantati di solo rene, hanno ricoveri più lunghi, dopo la prima dimissione devono essere nuovamente ricoverati più frequentemente ed hanno più complicanze.
Comunque il trapianto di rene e pancreas non comporta un rischio globale di morte significativamente maggiore di quello del trapianto di solo rene, anche se, secondo alcuni studi, c'è un rischio di morte maggiore quanto meno nei primi mesi, per infarto del miocardio, setticemia o complicanze chirurgiche.

2.7 Quanto può durare un pancreas trapiantato? I risultati del trapianto di pancreas sono in progressivo miglioramento nel tempo. Per esempio, nel caso del trapianto simultaneo di pancreas e rene, la percentuale di funzionamento del pancreas dopo un anno dal trapianto è passata dal 72-75% degli anni 90-91 al 78-82% degli anni 94-97. Comunque, la durata del funzionamento del pancreas trapiantato dipende dal tipo di trapianto, come si vedrà in seguito. In linea di massima, e basandosi sui dati degli ultimi anni, dopo 1 anno funziona dal 60 all'82% dei pancreas trapiantati, dopo 3 anni dal 50 all'80%.
Mediamente un trapianto di pancreas dura poco più di 5 anni, talora però anche 10 o 15.

2.8 Un trapianto di pancreas riduce la probabilità di funzionamento di un trapianto di rene? No. Secondo i risultati degli ultimi anni, dopo un anno dal trapianto simultaneo di rene e pancreas funziona ancora il 90% dei reni trapiantati, un dato del tutto paragonabile a quello dei trapianti di solo rene (v. opuscolo "informazioni generali sul trapianto di rene").

2.9 Quando vale la pena di associare un trapianto di pancreas a un trapianto di rene? E' evidente da quanto detto in precedenza che il trapianto di pancreas richiede un fisico in condizioni generali migliori rispetto a quelle accettabili per un semplice trapianto di rene. Ciò allo scopo di ridurre, se possibile, o almeno affrontare meglio i maggiori rischi infettivi, chirurgici e cardiovascolari.
I migliori candidati al trapianto di pancreas associato ad un trapianto di rene sono quindi  diabetici (generalmente del primo tipo), con insufficienza renale terminale, giovani (meno di 45 anni) e senza fattori di rischio cardiovascolare, che accettino di correre qualche rischio in più con la prospettiva di migliorare la qualità di vita.

2.10 E' difficile ottenere un trapianto di pancreas? In Italia il diabete è una causa rara di insufficienza renale, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti. Ad esempio, secondo i dati del registro Veneto di Dialisi e Trapianto, nel Veneto solo il 6-7% dei Pazienti con insufficienza renale terminale ha il diabete (del primo o del secondo tipo) come causa della malattia dei reni e si può calcolare orientativamente che solo il 10-50% di questi può essere candidata al trapianto (per l'età, le condizioni cliniche e il tipo di diabete). Di conseguenza la richiesta di pancreas è scarsa, le liste di attesa sono poco nutrite e le richieste vengono soddisfatte generalmente nel giro di pochi mesi o anni.
Quindi la richiesta di un trapianto di rene e pancreas viene generalmente soddisfatta entro tempi relativamente brevi.
 

3-TIPI DI TRAPIANTO DI PANCREAS

3.1 Il trapianto simultaneo di rene e pancreas - Si tratta del tipo più frequente di trapianto di pancreas e quello che dà i migliori risultati. Negli anni 94-98 le percentuali di funzionamento dei reni a 1 anno sono state dell'85-90% e a 3 anni dell'80-85%; quelle del pancreas sono state dell'81-82% a 1 anno e dell'80% circa a 3 anni. I vantaggi di questo tipo di trapianto sono vari:
innanzitutto l'immunosoppressione è generalmente maggiore di quella di un trapianto di solo rene, ma probabilmente inferiore di quella di un trapianto di pancreas successivo ad un trapianto di rene (v. poi);
inoltre generalmente, anche se non sempre, il rigetto del rene e quello del pancreas procedono assieme (quando ambedue gli organi provengono dallo stesso donatore) e poiché è molto più facile porre diagnosi di rigetto del rene che del pancreas, la contemporanea presenza del rene permette di trattare più precocemente anche i rigetti del pancreas (che altrimenti si potrebbero rendere evidenti in una fase più avanzata, quando sono assai più difficilmente curabili);
infine, poiché per il trapianto di pancreas si usano generalmente donatori giovani, anche il rene, che proviene dallo stesso donatore, è giovane e quindi permette migliori risultati.
Noi riteniamo che non sempre si debba aspettare che il Paziente inizi la terapia dialitica prima di considerare l'opportunità di un trapianto combinato di rene e pancreas. Infatti, raggiunti certi livelli di danno renale (orientativamente, quando la creatininemia raggiunge stabilmente i 3 mg/dl) la perdita definitiva della funzione renale avviene inesorabilmente e rapidamente. Poiché le possibilità di riabilitazione del trapianto simultaneo di rene e pancreas sono tanto maggiori quanto migliori sono le condizioni iniziali del Paziente (v. "quali sono i vantaggi aggiuntivi di un trapianto di rene e pancreas rispetto ad un trapianto di solo rene?"), occorre valutare caso per caso se non sia opportuno procedere rapidamente ad un trapianto combinato di rene e pancreas, senza attendere la perdita definitiva della funzione renale, che potrebbe associarsi con un progressivo deterioramento dell'organismo per accumulo di sostanze tossiche normalmente rimosse dai reni.

3.2 Il trapianto di pancreas dopo il trapianto di rene - Questo tipo di trapianto sta diventando sempre più frequente. Ci sono dei casi nei quali, contrariamente a quanto previsto, non si può procedere ad un trapianto simultaneo di rene e pancreas perché, per esempio, al tavolo operatorio il pancreas non risulta idoneo. In questo caso si può decidere di trapiantare solo il rene e rimandare il trapianto di pancreas ad un secondo tempo (quando ci sarà un organo idoneo). Oppure il candidato può avere la disponibuilità di un  ottimo rene (per esempio da vivente), per cui può decidere di fare intanto il trapianto di rene e rimandare ad un secondo tempo quello di pancreas.
Gli inconvenienti di questa procedura sono:
innanzitutto ad ogni trapianto si riparte più o meno dall'inizio con l'immunosoppressione, che quindi viene praticata a dosi totali più alte che nel trapianto simultaneo di rene e pancreas;
poi si perde quell'utilissima funzione di spia del rigetto che viene esercitata dal rene, se proviene dallo stesso donatore;
probabilmente per questo i risultati del trapianto di pancreas dopo il rene sono leggermente inferiori a quelli del trapianto simultaneo di rene e pancreas, con funzionamento del pancreas a 1 anno del 71% e a 3 anni di poco superiori al 50% (per i risultati del trapianto simultaneo, v. capitolo apposito). Pare comuque che i risultati possano essere migliorati, rendendoli identici a quelli del trapianto simultaneo, se il trapianto di pancreas dopo il rene viene fatto con un'ottima compatibilità tra donatore e ricevente. Ciò ovviamente prolunga i tempi di attesa, ma può valerne la pena.

3.3 Il trapianto isolato di pancreas - Si fa in casi rarissimi e cioé quando, nonostante terapie adeguate, il controllo della glicemia è così scadente da porre in pericolo la vita del Paziente (generalmente per frequenti episodi di coma ipoglicemico o iperosmolare).
In questi casi la funzione del rene deve essere normale, altrimenti sarebbe meglio fare un trapianto simultaneo di rene e pancreas, anche se il danno renale non fosse apparentemente molto grave. Infatti il danno renale nel diabete, se presente, generalmente progredisce inesorabilmente e rapidamente verso l'insufficienza renale terminale e la stessa terapia immunosoppressiva può essere tossica per il rene e quindi, se il rene è già compromesso, può accelerare ulteriormente la perdita della funzione renale.
I risultati di questo tipo di trapianto sono i peggiori, con funzionamento del pancreas a un anno del 64% e a 3 anni del 50%. Si spera comunque che questi risultati possano essere migliorati dai nuovi farmaci immunosoppressori.

3.4 Il trapianto di insule - Le insule sono quelle "isolette" di cellule all'interno del pancreas (ce ne sono centinaia di migliaia in ogni pancreas) che producono l'insulina. Le insule vengono procurate dai donatori cadaveri e vengono iniettate nella vena porta del candidato. L'intervento chirurgico è enormemente meno impegnativo rispetto ad un trapianto di pancreas ed in realtà più che di un intervento chirurgico vero e proprio si tratta di un'iniezione (in ambiente radiologico, in anestesia locale).
Anche il trapianto di insule richiede comunque una terapia immunosoppressiva.
Il problema principale con il trapianto di insule è che questo, generalmente, non funziona, o almeno non completamente: attualmente nel mondo solo circa il 10% (o meno)  dei Pazienti diabetici del primo tipo che hanno ricevuto un trapianto di insule è riuscito a stare senza insulina per un anno o più. Comunque, in una percentuale maggiore, pari all'incirca al 33% (cioè in 1 Paziente ogni 3), la funzione delle insule trapiantate, benché insufficiente ad annullare la necessità di insulina, ha permesso di ottenere un controllo del diabete molto migliore di prima, con livelli di Emoglobina Glicata molto migliori di prima nonostante dosi di insulina inferiori rispetto a prima; infine, con il trapianto di insule si sono assai ridotti gli episodi di ipoglicemia, che possono essere un problema molto importante per i Pazienti diabetici. Come si vedrà tra breve, si può fondatamente sperare che questi risultati miglioreranno entro breve tempo.
Quindi il trapianto di insule, che va ancora considerato una metodica sperimentale, è una opzione ragionevole per quei Pazienti nei quali il trapianto di pancreas sia associato con un rischio troppo alto e che comunque necessitino di terapia immunosoppressiva (siano quindi portatori di un altro trapianto).
Quest'ultimo punto è particolarmente importante: di per sé il trapianto di insule, in considerazione delle scarse probabilità di successo, non giustifica i rischi collegati alla terapia immunosoppressiva, ma se il Ricevente deve già sottoporsi alla terapia immunosoppressiva a motivo di un altro trapianto, allora i rischi aggiuntivi collegati al trapianto di insule possono essere davvero scarsi e il trapianto di insule diventa un'opzione più che ragionevole.
Una nota di speranza per il trapianto di insule viene dai nuovi farmaci immunosoppressivi, che riducono la necessità di cortisone. Infatti il cortisone aumenta il fabbisogno di insulina del Paziente che lo riceve ed il trapianto di insule, benché funzionante, potrebbe non essere in grado di fare fronte a questa maggiorata richiesta insulinica. E' perciò verosimile che la maggiore potenza immunosoppressiva dei nuovi farmaci, permettendo di fare a meno del cortisone nei Pazienti portatori di trapianto di insule, faccia aumentare decisamente la percentuale di successo (cioè di Pazienti che riescono a fare del tutto a meno dell'insulina) di questo tipo di trapianto.
A sostegno di questa ipotesi, del tutto recentemente A.M. James Shapiro e Collaboratori, dell'Università di Alberta, in Canada, hanno segnalato un 100% di successo con il trapianto di insule in 7 Pazienti consecutivi seguiti, al momento della presentazione dell'articolo (al New England Journal of Medicine, con pubblicazione nel numero 343 del 27 Luglio  2000) per un periodo variabile da 4.4 a 14.9 mesi. Questi brillanti risultati si sono ottenuti con un miglioramento della tecnica, con un aumento del numero di donatori (e quindi di insule trapiantate) e soprattutto con l'utilizzo di nuovi farmaci immunsoppressori che hanno permesso di abbandonare completamente lo steroide.  Chiaramente, non si può non invitare alla cautela sottolineando sia il breve periodo di osservazione che il numero di Pazienti assai limitato:  saranno necessari alcuni anni prima di avere idee più chiare sulle reali probabilità di successo ed i rischi di effetti collaterali di queste nuove metodiche di trapianto di insule (anche se nell'articolo le complicanze segnalate sono state del tutto trascurabili).
Per il trapianto di insule in Italia ci si può rivolgere all'Istituto San Raffaele di Milano:
Prof. Guido Pozza, Primario I Serv. di Medicina, Ist. Scientifico "S. Raffaele", via Olgettina 60, 20132 Milano; tel 02-26432837/2753; FAX 02-26413774.

3.5 Il trapianto di pancreas da donatore vivente - Si tratta di un tipo di trapianto che viene praticato rarissimamente e, per quanto ne sappiamo, soprattutto dall'Università del Minnesota a Minneapolis, U.S.A..
In questo caso il donatore è vivente ed accetta di sottoporsi alla rimozione di metà del suo pancreas, che viene trapiantato nel ricevente. Uno studio ed una selezione accuratissimi dei potenziali donatori escludono rischi per la loro salute. In particolare, pur avendo solo metà del pancreas, non sviluppano un diabete.
Il trapianto è un trapianto di solo pancreas o di pancreas dopo rene, ma c'è la possibilità che lo stesso donatore doni sia il rene che il pancreas, avendo così un trapianto di pancreas dopo rene, ma dallo stesso donatore. I risultati sembrano paragonabili a quelli del trapianto di pancreas da cadavere, con una maggiore frequenza di insuccessi tecnici del trapianto, ma un miglior funzionamento dei pancreas che non vengono persi per motivi tecnici.
Questo intervento trova indicazioni nei casi nei quali il trapianto da cadavere è assai improbabile, per esempio nei pazienti iperimmunizzati, che hanno nel loro sangue una notevole quantità di anticorpi diretti contro gli antigeni di potenziali donatori. Questi anticorpi, se diretti contro gli antigeni presenti nell'organo effettivamente trapiantato, provocano la rapidissima distruzione dello stesso per rigetto iperacuto. Prima di un trapianto, si esegue la ricerca di anticorpi diretti contro gli antigeni del potenziale donatore con un test che si chiama cross-match. Nel caso in cui il test fosse positivo, il trapianto non si potrebbe fare. I Pazienti iperimmunizzati hanno un'elevata probabilità di avere un cross-match positivo con moltissimi potenziali donatori. Se il cross-match fosse negativo con un eventuale donatore vivente, questa potrebbe essere un'indicazione al trapianto da vivente.
Per ulteriori informazioni sul trapianto da vivente ci si può rivolgere all'Università del Minnesota:
D.E.R Sutherland, M.D., Department of Surgery, University of Minnesota, Box  280 UMHC, 420 Delaware St SE, Minneapolis, MN 55455, U.S.A..