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Comunicazione della Direzione Generale

01-03-2013

(n.014/2013) In merito agli articoli pubblicati oggi dalla stampa sul Caso Bolzan, ed in particolare quello del Gazzettino di Treviso, intitolato <<Il perito “salva” Sigma ma inchioda l’Usl 9>>, la Direzione generale dell’Azienda Ulss 9 ritiene indispensabile intervenire con una serie di precisazioni al fine di una corretta informazione.

<<La perizia a cui si fa riferimento non è ancora mai stata discussa in udienza e appare quantomeno discutibile che venga presentata all’opinione pubblica quasi con la dignità di una sentenza. Le sentenze sul caso Bolzan, quelle reali emesse dalla Magistratura penale competente e non quelle ricercate mediaticamente dalla difesa di Sigma (come riferisce lo stesso articolo del Gazzettino: “la perizia filtra dai legali di Sigma spa”) fino ad ora hanno sempre confortato le tesi dell’Azienda Ulss 9.
Sigma spa è libera di difendere la sua immagine come meglio crede ma non si può affermare che quella in oggetto “E’ la seconda perizia che boccia le argomentazioni dell’Usl 9, visto che un altro esperto nella causa da 5 milioni promossa da Sigma contro l’Usl 9 è già arrivato alle stesse conclusioni”. Nel primo documento, nella causa avanti al Tribunale di Venezia, a cui si fa riferimento, infatti, tra le varie argomentazioni il perito rileva una serie di falle del sistema applicativo Sigma come la possibilità di cancellare irreversibilmente i cedolini, la sovrascrivibilità dei campi anagrafici favorendo così duplicazioni e alterazioni, assenza di manuali, assenza di interfacciamento verso altri applicativi contabili in uso. In un passaggio a pag. 65 della relazione peritale si legge testualmente: “Il sistema Sigma, ancorchè e plausibilmente gestito fraudolentemente dalla signora Bolzan, ha comunque generato dati incongruenti senza adeguate segnalazioni e/o evidenziazioni di tali anomalie”. A pagina 71 si precisa inoltre: “Che le verifiche e le analisi svolte durante le operazioni peritali hanno confermato la non totale copertura dei controlli di congruenza svolti dal sistema informatico Sigma”.
Anche nella perizia avanti al Tribunale di Treviso a cui fanno riferimento i quotidiani di oggi, del resto, si può leggere a pag. 22: “Chi scrive ritiene anomala l’esistenza di una procedura che consenta di eliminare un cedolino (di pagamento, ndr) dall’archivio storico in quanto tale azione genera inevitabilmente incongruenze finanziarie ed economiche quantomeno a livello temporale. Sempre a parere di chi scrive, non ostante si possano particolarmente accogliere le motivazione addotte dai consulenti tecnici di parte Sigma riguardo l’esistenza della fase suddetta (cancellazione cedolini, ndr) si ritengono troppo elevati i rischi di generare una sostanziale, nonché formale, difformità tra i dati contenuti nell’elaboratore e quanto prodotto sottoforma di tabulato, sottoscritto e trasmesso ad altri uffici nel processo organizzativo di Ulss”.
E’, inoltre, incomprensibile come dopo le complesse indagini degli inquirenti e i processi penali a carico della Bolzan e dei complici, conclusisi in primo grado con condanne tra gli 11 e 5 anni di carcere, si facciano ancora illazioni su l’effettivo importo dell’ammanco (Il Gazzettino: “Ma secondo alcuni è di 10 milioni”). Dopo che l’Azienda Ulss 9 ha denunciato il caso alla Procura della Repubblica, le indagini hanno tristemente confermato un ammanco di 4 milioni di Euro. Questa è la verità emersa dal lavoro degli inquirenti e dagli atti processuali; se qualcuno ha motivi per ritenere il contrario è invitato ad assumersi le proprie responsabilità e dare il suo contributo rivolgendosi anch’egli alla Procura della Repubblica.  Dal canto suo l’Azienda Ulss 9 non verrà mai meno alla fiducia nel lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura e – forte delle azioni intraprese a vario livello – manterrà tutta la fermezza necessaria perché un caso doloroso di peculato nella sua storia non infanghi il lavoro di oltre 4000 dipendenti e penalizzi la fiducia dei cittadini verso l’istituzione sociosanitaria>>.

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